Cloudable analisi e reportistica

Come misurare la qualità di un cloud provider: guida pratica

Ti ricordi quando si andava nei supermercati negli anni ’90?
C’erano alcuni prodotti, prevalentemente i detersivi, che avevano un grosso bollino che spiccava, fiero e spavaldo sulla confezione con scritto “qualità garantita”.

Oggi la qualità è un elemento dato per acquisito in tutti i prodotti e servizi che acquistiamo, anche nei servizi cloud.

Diamo per scontato che qualsiasi prodotto o servizio sia di qualità, e mettere un bollino con scritto “qualità garantita”, più che rassicurare il potenziale cliente gli strapperebbe un sorriso e lo farebbe andare oltre.

Ma chi ha avuto a che fare con i servizi cloud sa che le cose non stanno così.

Purtroppo là fuori ci sono molti servizi di qualità mediocre che anziché aiutarti nel lavoro e facilitare la gestione della tua azienda o della tua web agency, rendono tutto complicato e caotico.

Quindi abbiamo pensato di scrivere per te una brevissima guida per misurare con semplicità la qualità di un cloud provider. Così da permetterti di evitare di buttare via soldi e soprattutto di acquistare un servizio che non aiuta la tua azienda o la tua agenzia a crescere e lavorare con serenità.

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La sicurezza prima di tutto

Quando si tratta di cloud, la sicurezza non è un optional. È come comprare una casa senza serratura: prima o poi qualcuno entrerà. Un buon provider deve offrire misure di sicurezza solide e trasparenti.

La crittografia dei dati dovrebbe essere standard, non un servizio premium. Chiediti: i miei dati sono protetti sia quando sono fermi che quando viaggiano? L’autenticazione a più fattori è disponibile? E soprattutto, il provider esegue audit di sicurezza regolari con verifiche indipendenti?

Non fidarti delle parole, cerca le prove. Un provider serio può mostrarti certificazioni come la ISO/IEC 27001 per la gestione della sicurezza delle informazioni. Se gestisci dati sensibili o lavori con clienti europei, la conformità al GDPR non è negoziabile.

I numeri che contano davvero

Nel cloud, i numeri raccontano una storia più affidabile delle promesse commerciali. Tre metriche chiave ti diranno molto sulla qualità del servizio:

  • Uptime: Punta a un 99,9% minimo. Ogni decimale conta – la differenza tra 99,9% e 99,99% significa passare da quasi 9 ore di downtime annuo a meno di un’ora.
  • Latenza: Un tempo di risposta elevato è come un caffè che arriva freddo – inaccettabile. Più bassa è la latenza, più reattiva sarà la tua applicazione.
  • Tasso di errore: Quante richieste falliscono? Un provider di qualità mantiene questo numero vicino allo zero.

I provider seri pubblicano questi dati regolarmente. Se non li trovi, chiedili direttamente. La reticenza è spesso un segnale d’allarme.

Leggere tra le righe degli SLA

Gli SLA (Service Level Agreement) sono come le condizioni di garanzia: nessuno li legge finché qualcosa non si rompe. Ma dovresti farlo prima.

Un SLA solido specifica chiaramente cosa succede quando le cose vanno male. Cerca risposte a queste domande: quanto tempo impiegheranno a risolvere un problema? Qual è il processo di escalation? E soprattutto, cosa riceverai come compensazione se non rispettano gli impegni?

La trasparenza qui è fondamentale. I migliori provider hanno SLA dettagliati con compensazioni automatiche in caso di disservizi, non promesse vaghe e difficili da riscuotere.

Toccare con mano: l’importanza delle visite virtuali

Ti trasferiresti in una casa senza averla mai vista prima? Penso proprio di no. Lo stessa cosa dovrebbe valere per i tuoi dati.

Le visite virtuali o i sopralluoghi nei datacenter ti permettono di vedere l’infrastruttura che ospiterà i tuoi dati e applicazioni. È un’opportunità per valutare le misure di sicurezza fisica, i sistemi di raffreddamento e l’organizzazione generale.

Non tutti i provider permettono questo accesso, spesso citando motivi di sicurezza. Ma la trasparenza dovrebbe essere un valore, non una minaccia. Se un provider offre tour virtuali dei propri datacenter, è un segnale positivo della loro fiducia nell’infrastruttura.

SOC e NOC: i guardiani invisibili

Immagina i SOC (Security Operations Center) e NOC (Network Operations Center) come la sala controllo di un aeroporto: senza di loro, il rischio di incidenti aumenta esponenzialmente.

Un SOC monitora costantemente minacce e tentativi di intrusione, mentre un NOC garantisce che la rete funzioni senza intoppi. La presenza di entrambi indica un provider che investe seriamente nella sicurezza e nell’affidabilità.

Durante la selezione del provider, chiedi informazioni su questi centri operativi: sono interni o esternalizzati? Che tecnologie utilizzano? Sono attivi 24/7? Le risposte ti diranno molto sulla qualità del servizio che riceverai nei momenti critici.

Prevenire il “vendor lock-in”

Il cloud dovrebbe darti libertà, non catene dorate. Un provider di qualità ti offre strumenti per migrare facilmente i tuoi dati e applicazioni, sia in entrata che in uscita.

Chiedi informazioni sulla portabilità dei dati: quanto è facile esportarli? I formati sono standard? Esistono strumenti di migrazione assistita? Un buon provider non ha paura di perdere clienti insoddisfatti e quindi rende questi processi il più semplici possibile.

La compatibilità con soluzioni multi-cloud è un altro indicatore positivo. Significa che il provider è sicuro della propria proposta di valore e non ha bisogno di “intrappolarti” per mantenerti come cliente.

La storia conta: monitorare gli incidenti passati

Il passato è spesso il miglior predittore del futuro. Esistono diversi strumenti online che tracciano le interruzioni di servizio e gli incidenti dei principali cloud provider.

Piattaforme come StatusGator o Uptime.com aggregano informazioni sulle performance storiche, permettendoti di valutare la frequenza e la gravità dei problemi passati. Alcuni offrono anche dashboard personalizzabili e notifiche in tempo reale, utili anche dopo la scelta del provider.

Un’analisi di questi dati ti darà un’idea realistica dell’affidabilità del servizio, al di là delle promesse commerciali. Ricorda: tutti i provider hanno occasionalmente problemi, ma la differenza sta nella frequenza, nella gravità e soprattutto nella trasparenza con cui vengono gestiti.

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Tirando le somme

Scegliere un cloud provider è un po’ come scegliere un partner d’affari: non bastano le promesse, servono fatti e compatibilità. La qualità non si misura con un singolo parametro, ma con una valutazione complessiva che bilanci sicurezza, performance, supporto e trasparenza.

Prima di firmare qualsiasi contratto, prenditi il tempo per verificare certificazioni, analizzare SLA, testare il supporto clienti e raccogliere feedback da altri utenti. Il cloud giusto non è necessariamente il più economico o il più famoso, ma quello che meglio si adatta alle tue esigenze specifiche e dimostra, con i fatti più che con le parole, di meritare la tua fiducia.

Perché nel cloud, il vero bollino di “qualità garantita” non lo mette il provider, ma lo assegni tu dopo un’attenta valutazione.